È una situazione che si ripete ogni estate. Dopo una giornata con temperature vicine ai 40 gradi, finalmente arriva la sera e il termometro esterno inizia a scendere. Si esce sul balcone e l’aria sembra decisamente più piacevole, ma appena si rientra in casa si ha ancora la sensazione di essere dentro un forno.
Come è possibile che l’abitazione rimanga così calda anche quando all’esterno il clima è migliorato? La risposta sta nel modo in cui gli edifici accumulano e rilasciano il calore, ma anche in alcune abitudini sbagliate che molti adottano senza rendersene conto.
La prima spiegazione è legata ai materiali con cui sono costruite le abitazioni.
Muri, soffitti, pavimenti e solai funzionano come una sorta di batteria termica: durante le ore di sole assorbono grandi quantità di calore e le rilasciano lentamente nelle ore successive. Per questo motivo, anche quando fuori la temperatura cala di alcuni gradi, gli ambienti interni possono continuare a riscaldarsi per diverse ore.
Il fenomeno è ancora più evidente negli appartamenti all’ultimo piano o in quelli particolarmente esposti al sole durante il pomeriggio.
Molte persone, non appena vedono il sole tramontare, spalancano tutte le finestre pensando di raffrescare immediatamente la casa.
In realtà, spesso l’aria esterna è ancora molto calda. Se all’interno ci sono 30 gradi e all’esterno ce ne sono ancora 34, aprire le finestre significa far entrare altro calore.
Gli esperti consigliano di attendere che la temperatura esterna sia realmente inferiore a quella presente in casa. In molte giornate estive questo momento arriva soltanto in tarda serata o addirittura durante la notte.
Quando si pensa al caldo accumulato in casa si immaginano soprattutto i muri, ma non sono gli unici elementi coinvolti.
Anche mobili, divani, librerie, materassi e pavimenti assorbono calore durante il giorno e continuano a rilasciarlo lentamente nelle ore successive. Ecco perché la sensazione di afa può persistere anche dopo che l’aria esterna è diventata più fresca.
È uno dei motivi per cui una casa impiega molto più tempo a raffreddarsi rispetto a quanto impieghi l’ambiente esterno.
Un errore molto diffuso consiste nel tenere aperte persiane o tapparelle perché si desidera avere più luce naturale.
In estate, però, ogni raggio di sole che attraversa una finestra contribuisce ad aumentare la temperatura degli ambienti. I vetri lasciano passare gran parte della radiazione solare, che viene assorbita da pavimenti, pareti e arredi.
Per limitare questo effetto è consigliabile abbassare tapparelle, chiudere persiane o utilizzare tende oscuranti nelle stanze maggiormente esposte al sole, soprattutto nelle ore centrali della giornata.
Anche se spesso non ci si pensa, molti apparecchi elettrici producono calore mentre funzionano.
Il forno è sicuramente uno dei principali responsabili, ma anche lavastoviglie, asciugatrice, computer, televisori e perfino alcune lampadine contribuiscono ad aumentare la temperatura degli ambienti.
Durante le giornate più calde conviene limitare l’utilizzo di questi apparecchi nelle ore centrali della giornata, preferendo quando possibile la sera o il mattino presto.
Quando finalmente arriva il momento giusto per aprire le finestre, è importante farlo nel modo corretto.
Lasciare socchiusa una sola finestra produce un ricambio d’aria molto lento. È invece molto più efficace aprire contemporaneamente finestre situate su lati opposti della casa, creando una corrente che permetta all’aria calda accumulata di uscire rapidamente.
Questo semplice accorgimento può contribuire a raffrescare gli ambienti in tempi decisamente più brevi.
Molte persone lasciano il ventilatore acceso anche quando escono dalla stanza, pensando che serva a raffreddare l’ambiente.
In realtà il ventilatore non riduce la temperatura dell’aria. Il suo effetto consiste nel creare movimento, favorendo l’evaporazione del sudore sulla pelle e aumentando così la sensazione di freschezza.
Per questo motivo è utile quando ci sono persone nella stanza, mentre lasciarlo acceso inutilmente non raffresca gli ambienti e comporta soltanto un consumo di energia.
Uno degli aspetti meno intuitivi è che una casa non segue immediatamente le variazioni della temperatura esterna.
Dopo una giornata molto calda possono essere necessarie diverse ore prima che muri, soffitti e arredi inizino davvero a disperdere il calore accumulato. Per questo motivo è normale che la sensazione di afa persista anche quando fuori il clima è diventato più gradevole.
Durante le ondate di calore non esiste un rimedio miracoloso, ma l’insieme di tante buone abitudini può fare una grande differenza.
Schermare il sole durante il giorno, evitare di far entrare aria calda nelle ore sbagliate, utilizzare gli elettrodomestici con attenzione e favorire un intenso ricambio d’aria nelle ore più fresche permette di limitare l’accumulo di calore all’interno dell’abitazione.
La sensazione che la casa resti calda anche quando fuori si respira meglio è del tutto normale, ma conoscere le cause del fenomeno aiuta a evitarne gli effetti peggiori e a rendere gli ambienti molto più confortevoli durante tutta l’estate.
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